Arrival è un film del 2016 diretto da Denis Villeneuve. Dodici astronavi extraterrestri, soprannominate “gusci’’, appaiono contemporaneamente in diversi luoghi della Terra. Non è chiaro il motivo per cui siano arrivate, né se vi sia una logica dietro la scelta dei luoghi dell’atterraggio. In quanto linguista affermata, Louise viene selezionata per far parte di una squadra speciale di esperti, istituita per tentare di comunicare con la specie aliena nel sito di atterraggio del Montana. La donna riceve l’incarico di chiedere agli alieni da dove vengano e quali siano le loro intenzioni. Anche il fisico teorico Ian Donnelly prende parte alla squadra, mentre il comando è affidato al colonnello Weber dell’esercito statunitense.
Nonostante la difficoltà nello stabilire una sorta di comunicazione, Louise riesce a stilare un vocabolario di base, e a decifrare parte delle espressioni palindrome. L’ambiguità nella traduzione diventa un problema cruciale quando, rispondendo alla domanda di Louise su quale siano le loro intenzioni, gli alieni comunicano simboli interpretabili come “offrire arma”. Tuttavia, Louise va oltre ciò, e comprende che l'”arma” o il “mezzo” è la loro lingua, in grado di cambiare la percezione lineare del tempo degli umani, permettendo loro di sperimentare “memorie” del futuro.
Sebbene si tratti di un film di fantascienza, e sebbene sia riduttivo definirlo semplicemente così, offre una molteplicità di spunti di riflessione. Porta, infatti, a riflettere sull’importanza del linguaggio. Louise, pur non conoscendo la lingua parlata dagli alieni, riesce a trovare la modalità per comprendere e farsi comprendere, e dimostra al mondo intero, come una cosa che può sembrare apparentemente in un modo, sia in realtà, l’esatto opposto.

