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Enki, il dio sumero ”perduto”

Avete mai sentito parlare del dio Enki, ovvero, di “colui che ha la conoscenza eccezionale, che conosce i poteri divini del cielo e della terra, che dalla sua dimora già conosce le intenzioni degli dei…”?

Nonostante sia stata una figura antica molto importante da un punto di vista storico e religioso, non tutti conoscono la sua identità e la sua rilevanza storica. Era il dio sumero dell’acqua (mari, laghi, fiumi), della conoscenza, dell’artigianato, quindi dei mestieri, dell’arte della creazione. Inizialmente, era una divinità onorata principalmente nella città mesopotamica di Eridu (corrispondente all’odierna Tell Abu Shahrain), ma, con il tempo, e con il diffondersi dell’importanza della religione, cominciò ad essere venerato in tutta la Mesopotamia. Era conosciuto anche con altri nomi, ovvero Ea e Nudimmud.

Alcune delle fonti grazie alle quali oggi è possibile conoscere la storia di questa divinità sumero-babilonese consistono in iscrizioni cuneiforme, rinvenute principalmente nella zona che si estende dal sud dell’Iraq fino alla costa orientale e risalgono al terzo millennio dell’era ellenistica.

L’origine ed il significato del suo nome non sono del tutto certi ed esistono varie teorie a riguardo. Alcune teorie recenti sostengono, tuttavia, che en stia per Signore, e che ki non abbia a che fare con la terra, come si pensava precedentemente, ma che provenga da kig, ovvero vita. Questo coincide con il fatto che Enki era considerato il dio della creazione, della vita.

Bassorilievo ritraente il dio Enki

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